Molti ricorderanno i versi di questa splendida poesia di Gabriele D’Annunzio (I pastori n.d.r.), oggi è il 31 Agosto e da domani, con Settembre, tutto ricomincia “ufficialmente”.
Ci si prepara, appunto, per migrare: WSOPE Londra e poi EPT sempre nel regno di Elisabetta.
Ma la poesia, se analizzata, ha un grande paradosso: inizia con il migrare, ovvero il grande cambiamento, per poi descrivere le ormai quasi millenarie gesta dei pastori, sempre uguali ma sempre sorprendenti nella loro bellezza.
E questo non è poker? Ripetere sempre quello che sappiamo essere la mossa corretta, allo stesso tempo non è sempre emozionante quando andiamo all-in con AA?
Continuate a giocare bene e vedrete che troverete, nel lungo termine, la soddisfazione che i pastori di D’annunziana memoria trovano nella comunione con la natura che ogni anno ripercorrono.
Vacanze terminate, tornato alla routine quotidiana, si dimentica presto le serene giornate in montagna, le passeggiate tra i dolomitici paesaggi della Val Gardena, le cene luculliane a base di prodotti tipici e buon vino.
Sono nuovamente davanti a un PC a combattere contro tanti agguerriti avversari che cercano di battermi, ma di ciò non mi stupisco, e’ l’anima del Texas Hold’Em, c’è chi vince e chi perde.
Quello che invece mi continua a stupire e infastidire e’ trovarmi persone ancora disposte ad auto convincersi di un server truccato, di un giocatore naturalmente fortunato o di qualche strano gioco di potere che li fa, costantemente, perdere.
Questo più o meno viene riassunto dalle parolacce che si leggono in chat, rivolte a noi giocatori testimonial, alle poker room, al fantomatico “server”, capro espiatorio di tutte le perdite ma soprattutto ai casuali avventori che, magari perchè inesperti, hanno fatto una giocata criticabile ma fortunata.
Se vi hanno scoppiato AA non dovete disperarvi, per quanto forte possa essere la vostra mano succede almeno una volta su cinque, non una su un milione! Il vostro avversario inoltre non ha fatto nulla, se non, andare all’in con una mano peggiore! Perchè insultarlo? Perchè la poker room dovrebbe aver preso di mira proprio voi? In fondo i vostri soldi sono uguali agli altri! E il mitico server, nemico di tutti i giocatori? Lui che vi scoppia tutto, pensate che non scoppi anche gli altri?
La singola partita non è mai significativa nel poker, con i ritmi attuali del mondo online non lo è neanche la giornata o il mese, ci vuole pazienza.
Insultare in chat gli altri giocatori, i loro parenti o la poker room produce due effetti, entrambi nefasti: far scappare chi ha fatto la giocata sbagliata o fargli capire che l’ha fatta!
Se il nostro avversario ha giocato da pezzo d’asino perchè dobbiamo diventare noi degli asini interi?
Un giorno su un noto social network scrissi:”E’ festa anche per un giocatore di poker”, la frase riscosse successo e incomprensioni.
Oggi parto per le vacanze e per chi gioca a poker come me, soprattutto online, vacanza significa tenere il computer spento e non vedere flop, turn ma solo qualche river, nel mio caso di montagna!
Il paradosso è che chi gioca a poker come hobby non vede l’ora di avere tanto tempo libero per macinare partite su partite!
Chi, come me, ha scelto di far diventare questo hobby una professione, capirà l’importanza di mantenere il contatto con la realtà e questo significa ritmi costanti e pause, il rischio è quello di terminare le energie.
Leggo a volte di giovani promesse, che dopo un paio d\’anni di gioco ininterrotto dichiarano di voler smettere perchè stanchi del poker! Vi immaginate un avvocato o un medico o un impiegato dire:”Sono stanco del mio lavoro, smetto!”? Questo perchè il lavoro deve essere gestito sempre bilanciando vita professionale e privata.
Se mi sentirete dare del pezzo d’asino a qualcuno durante le telecronache non pensate a me seduto ad un tavolo o davanti al computer ma a passeggiare su un sentiero di montagna e se il poker è il vostro hobby allora divertitevi ora che poi tutti tornano al lavoro…anche i professionisti!
Chi mi conosce sa che non sono un grandissimo frequentatore dei tornei live, limito le mie partecipazioni ai tornei più importanti dove il montepremi conta veramente.
Dopo la faticaccia, ben retribuita, delle WSOP mi sono infatti preso una pausa di oltre un mese dal gioco live, continuando però a giocare online.
I mesi che verranno saranno però ricchi di impegni importanti, quasi imperdibili: si inizia a fine Luglio con l’IPT Venezia,ad Agosto invece ci saranno una serie di eventi concomitanti e perciò dovrò selezionarli con attenzione: non parteciperò all’EPT Tallin perchè sarò in vacanza, più facilmente mi vederete all’IPT Sanremo e poi al WPT Londra, in fondo Londra è pur sempre la mia seconda casa, come non mancare al primo WPT sotto il Big Ben?
Settembre poi è fin troppo pieno di tornei, ci sarà il WSOPE sempre a Londra, il Nation’s Cup in Austria, il PGP a Venezia e IPT a Nova Gorica e afine mese l’EPT Londra, sarò noioso ma penso che gli eventi nella capitale inglese avranno la priorità sul resto.
Gestire bene un bankroll e in generale la propria professione singifica, in primis, pianificare anticipatamente gli eventi e prendersi le giuste pause.
Quella di quest’anno era la mia quarta partecipazione alle WSOP, senza dubbio però la ricorderò come la più intensa, non solo per i risultati ma proprio per il modo in cui ho vissuto le due settimane di permanenza a Las Vegas.
Un viaggio porta sempre con sè, alla partenza, un pò di stress che, se si aggiunge un doppio cambio di volo (Milano-Roma, Roma-Los Angeles, Los Angeles-Las Vegas) e un viaggio semi infinito, necessita di un pò di riposo per essere liberato del tutto.
Arrivati nella zona ovest degli USA si aggiunge anche un forte Jet Lag, le 9 ore di differenza si fanno sentire molto.
Idealmente una persona dovrebbe passare almeno due giorni in totale relax e poi iniziare l’attività, nel mio caso questo non era possibile visti i tempi ristretti e il giorno seguente il mio arrivo, dopo una notte che ha contato ben 3 ore di sonno, mi presento al primo torneo delle WSOP, il 2500 6max.
I tornei 6max sono generalmente molto difficili, pieni di ragazzi provenienti dal gioco online, tutti molto aggressivi; però in fondo anche io sono uno di quelli! il torneo parte molto bene, gioco un poker ad alti livelli e chiudo la giornata nei primissimi in chips, vado a letto, e badate bene non ho detto “dormo”, infatti mi aspetta un’altra notte quasi insonne con sveglia alle 6, totale ore di sonno 3.5!
Il day 2 ci porta immediatamente a premio, è la mia terza bandierina WSOP, io non sono un collezionista di bandierine però è sempre bello andare a premio alle World Series. Il mio stack a quel punto mi permetteva però di avere ambizioni maggiori, la giornata prosegue bene fino a che, 40 rimasti dei 1500 partenti, prendo un brutto colpo, dovuto per lo più alla stanchezza, faccio infatti un call sbagliato ma dopo 10 ore di gioco, pochissimo riposo e tanto jet lag dovevo metterlo in preventivo. Usciro al 27esimo posto, molto vicino al tavolo finale, qualche rimpianto ma ben 15,000$ che come inizio non erano per nulla male!
Il giorno seguente mi iscrivo, più per divertimento che altro, al 340$ Deep Stack del Venetian, e anche qui una grande cavalcata che mi porta al day 2 tra i primi in chips con un problema, il giorno seguente dovevo giocare il 5000$ 6max, forse il torneo su cui puntavo di più, fare multitabling tra due casinò sarebbe stato molto difficile, quindi decisi che avrei fatto il 5000$ e nel caso fossi uscito presto sarei tornato al Venetian; purtroppo questo è stato lo scenario, infatti un paio di mani sbagliate subito mi hanno messo short e perso il coniflip decisivo sono uscito molto presto.
Tornato al Venetian il torneo era ripreso da pochissimo, dei 40 rimasti velocemente siamo rimasti in poco più di 20, si è anche discusso di un mega deal per chiudere il torneo e andare a casa con un buon gruzzoletto, nulla di fatto però; a quel punto i bui erano saliti molto velocemente e la struttura collassata, rimasti in 15 sono stato costretto ad andare all in con 66 che si è scontrato con QQ, nessun aiuto ma 2100$ per me.
Posso finalmente cercare di riposare, ma il jet lag è ancora lì, come un avvoltoio feroce, e difficilmente mi sveglio dopo le 7, complici anche i mondiali di calcio.
Ero indeciso se giocare il torneo da 1000$ delle WSOP, di solito sono delle lotterie a causa dello stack, alla fine all’ultimo momento ho pagato l’iscrizione e il torneo è iniziato, nelle prime fasi tanti su e giù, ma dalla fase intermedia spicco il volo e finisco il day 1a nei primi 3 in chips! Il day 2 fa scoppiare la bolla subito e io, a 250 giocatori rimasti (3500 iscritti) sono il chip leader! Poi il dramma si compie in 3 mani: prima raddoppio uno short perdendo un coinflip, poi mi scontro da piccolo buio contro il grande buio, io ho AK e andiamo all-in preflop, lui gira…QJ (?!?!) per un piatto da 90,000 chips, uno sconsolante J al river mi toglie la gioia di eliminare il pezzo d’asino, però non avevo visto il peggio, due mani dopo faccio un raise con QTs e un’anzianissima signora cinese, penso avesse superato i 100 anni da un pò, mette un pò di chips nel mezzo per fare call, ne mette troppe però e il dealer dice che è un raise, lei è infastidita, la palla però torna a me che non posso fare altro che prendermi l’opportunità e annunciare un ulteriore raise, faccio una size importante sicuro del suo fold ma lei, sorprendentemente, chiama! Ha messo metà del suo stack! Il piatto è già di 35,000 chips e il flop viene Q23, non mi resta che metterla all-in, se mi ha intrappolato con AA o KK pazienza, lei immediatamente grida call e gira 22!! Avea chiamato un re-re-raise per metà stack con 22…rimango con 15,000 chips e distrutto esco la mano successiva 238esimo…
Le tante ore di poker non mi hanno fatto vivere per nulla Vegas, infatti non sono mai riuscito ad andare in piscina e le cene o i buffet si contano, fino a quel momento, sulle dita di una mano.
Gioco tanto cash nei giorni successivi con buoni risultati, ho ancora due tornei delle WSOP da fare, il successivo è l’evento 42, 1500$ NL, il torneo inizia il mercoledì della seconda settimana di permanenza, parto subito molto bene raddoppiando con un set, salito fino a 20,000 dalle 4500 chips iniziali ho però un lungo momento di stallo, vado sotto average verso il finire di giornata dove però ho un rush incredibile: prima in un tavolo difficilissimo, con presenti Gboro e Stevie444 due tra i giocatori più vincenti al mondo online, rischio tutto con un bluff al flop, turn e river, poi spostatomi di tavolo vedo buone carte e in brevissimo salgo fino a 70,000, a dieci minuti dalla fine faccio fuori due giocatori e finisco la giornata oltre le 100,000 nei primi 10 in chips!
Il day 2 mi fa partire subito benissimo, approfitto della bolla e salgo in un attimo a 220,000 e sono chip leader, a metà giornata tocco le 500,000 poi in un tavolo molto difficile incomincio con le montagne russe, scendo a 200,000 per poi finire la giornata a 750,000 rovinando un pò con l’ultima mano dove cerco una mossa da duro ma vengo schiacciato dall’all-in avversario, chiudo a 500,000 con 25 giocatori rimasti sui 2600 partenti.
Il day3 è caratterizzato da un inizio movimentato, prima perdo una mano importante dove KQ non scoppia AA del giocatore avversario, e poi litigo con Humberto Brenes, personaggio molto poco educato e sempre pronto ad innervosire il tavolo, fortunatamente uscirà poco dopo.
Rimango short e senza carte, per la prima volta in tutto il torneo devo essere paziente e attendere, pazienza che verrò ripagata dalla fortuna, prima vinco con 87 vs AJ, poi splitto con AT vs AJ, poi TJ batte QQ e infine con 66 scoppio AA! faccio un rapido conto delle chips: 2 milioni!! 12 rimasti e sono il chip leader!
Sfortunatamente la struttura ha risentito dei tanti livelli e della lentezza del gioco e io stesso ho circa 50 volte il grande buio, arriviamo però al tavolo finale.
Che emozione! Fare un tavolo finale WSOP, anche se non ripreso dalla TV, è un emozione unica, si è al centro dell’attenzione del mondo pokeristico e si gioca per il braccialetto, il sogno di ogni giocatore.
Partiamo e la fortuna sembra essermi amica, elimino tre avversari, un quarto giocatore si suicida cercando un bluff contro l’unico chiuso al tavolo e rimaniamo, dopo poco, in 5, io chip leader!
Tre giocatori erano molto bravi e molto aggressivi, il quarto molto chiuso e prudente, in questa fase le carte contano moltissimo ed io non vedevo più nulla, perdo una grossa mano con 99 vs KK e poi mi rifaccio eliminando il quinto avversario, in 4 rimasti però perdo alcuni piatti e il chip leader, giocatore molto bravo e aggressivo, stava dominando, favorito anche dalla posizione migliore al tavolo.
Al suo ennesimo tentativo di steal dal bottone, ho reagito andando all-in dal grande buio con K8s, però questa volta la sua mano era molto buona, AQs e ha chiamato immediatamente, il flop mi da una gioia immensa, il K, scende anche un J, lui può vincere con 7 carte, 3 Assi e 4 dieci, il turn è un innocuo 3 ma il river è il temuto dieci che gli fa chiudere una scala e mi fa uscire quarto ad un passo dal sogno.
Un pò sconsolato faccio le interviste di rito, il giorno seguente festeggio il premio, comunque molto sostanzioso, con gli amici, e la domenica riparto per l’Italia avendo deciso di non partecipare all’ultimo torneo che avevo programmato.
Torno quindi con tanta felicità, un pochino di amarezza e un pò più ricco di prima!
Vince la Schiavone il Roland Garros a Parigi e lo stesso giorno io rientro nelle competizioni ufficiali tennistiche, uno misero torneo di quarta categoria nel piacentino, porto a casa, al terzo set, la partita del rientro.
A 35 anni non ho le velleità di diventare un campione, a 15 avevo un buon braccio ma non avevo la testa.
Perchè vi parlo del mio tennis? Lo capirete fra poco.
Entro in campo e mi trovo contro un simpatico signore sulla quarantina, in buona forma fisica, con la coda dell’occhio osservo la sua attrezzatura e noto racchette morbide con un manico molto usurato, prima deduzione: ho di fronte il classico pallettaro, a 15 anni potevo evitare di fare il riscaldamento, con questi giocatori perdevo sempre la testa.
Il palleggio iniziale è solo una conferma: arrivano palle senza peso e appena in difficoltà eccolo alzare una parabola che potrebbe uccidere qualche malcapitato piccione!
Iniziamo, mi porto subito sul 2-0 ma ecco che ritorno 20 più giovane, picchio con prepotenza ogni palla, difficile però trovare il tempo giusto contro colpi morti come i suoi, morale inizio inesorabilmente a sbagliare e con gli errori arriva il nervosismo, perdo 6-2 il primo set.
Un tempo avrei perso 6-0 il secondo set e sarei tornato a casa con una racchetta rotta, grazie al cielo l’età porta maturità e con saggezza ho cambiato tattica di gioco: forzo molto meno, gioco più di precisione e porto a casa il secondo set 6-4.
Ora avevo in mano il match, psicologicamente per lui era difficile, io dovevo solo gestire la partita.
Ogni sport individuale ha una componente psicologica che non è mitigata dall’effetto squadra, se il cervello fa strani scherzi anche i movimenti più semplici ne subiscono conseguenze, nel tennis si chiama effetto “braccino”, nel mio caso significa andare sotto 3-1, ancora: a 15 anni avrei perso il terzo 6-1, invece ho riflettuto e notato due suoi punti deboli, soffriva le palle basse sul rovescio e le palle lente sul dritto, questo mi è bastato per chiudere sul 6-4 il terzo e andare a casa felice.
Se siete arrivati fino a qui è giusto che abbiate la ricompensa pokeristica!
Cosa insegna questa storia? Tante cose, partendo dall’inizio, osservare gli avversari come sono posizionati al tavolo, chi vi sembra quello alla prima esperienza e quello più navigato senza però farvi ingannare troppo dalle apparenze; una strategia è valida solo se ci sono gli elementi giusti, altrimenti bisogna adattarsi agli avversari, se i nostri avversari ci chiamano con ogni coppia è inutile cercare di bluffarli!
Perdere male un set a tennis è come prendere un brutto colpo a poker, si ha il tempo per reagire basta avere la pazienza di non andare in tilt.
Se i nostri avversari giocano un poker di base è inutile inventarci pensieri troppo articolati, cerchiamo di giocare un poker di base migliore del loro, sarà sufficiente.
Infine, una partita è lunga, non si risolve con una mano, come nel tennis conta solo chi chiude l’ultimo punto.
Quando dicono che Boris Becker a poker non sa giocare…io non ci metterei la mano sul fuoco!
E’ appena terminato lo show televisivo che ha riscosso più successo in questo inizio di millennio, ma probabilmente, dati alla mano, da sempre. Sto ovviamente parlando di Lost.
Per chi non l’avesse mai visto: un aereo precipita su un’isola tropicale apparentemente deserta e i sopravvissuti devono scontrarsi con fenomeni paranormali, strane creature, viaggi temporali, realtà alternative e chi più ne ha più ne metta.
Devo essere sincero, Lost mi ha appassionato, ho passato lunghi momenti a discutere con amici sulle possibili teorie retrostanti la storia, sul futuro dei naufraghi e su possibili scenari.
La fine (senza troppa fantasia così è stato chiamato l’ultimo episodio), come tutte le fini, ha lasciato un po’ di amaro in bocca, non tutto è stato spiegato e alcune scelte degli autori, ai cervelli più acuti, sono sembrate campate per aria.
Qui mi fermo a riflettere su due temi, il primo: Lost nasce per intrattenere la massa, lo ha fatto per sei anni, è veramente giusto crocifiggere qualcuno se nell’ultima di oltre 120 puntate c’è qualche cosa che non va? Il secondo tema invece è quello di come la mente umana si sofferma su particolari inutili perdendo il senso della realtà: chiunque abbia visto qualche puntata de L’isola dei famosi, avrà visto in che stato i partecipanti si riducono anche dopo poche settimane: punture di insetti, unghie rotte, barbe lunghe, capelli arruffati; a Lost i personaggi erano sempre bellissimi, rasati come solo un barbiere vecchio stile avrebbe potuto radere, pettinati come per andare ad un matrimonio, mai un gonfiore, un arrossamento, borse sotto gli occhi, mai.
Che senso ha discutere se l’orso bianco su un isola tropicale non doveva esserci quando è molto più probabile riuscire a viaggiare nel tempo girando un’elica in una grotta di un’isola piuttosto che rimanere in quelle condizioni fisiche dopo mesi o anni laggiù!
Scherzi del nostro cervello.
Come si riflettono queste due cose nel poker? Nel primo caso, cerchiamo di vivere con filosofia, se in un torneo vinciamo 10 coin flip di fila e perdiamo quello al tavolo finale, siamo stati davvero sfortunati? Per quanto riguarda il secondo tema, mi viene in mente quando vedo dei giocatori che studiano i micro movimenti degli avversari per carpirne un tell, così per scoprire un bluff non si accorgono di tutte le volte in cui potevano approfittare di tutte le variabili più semplici di questo gioco per vincere molti più piatti e molte più chips.
Se ci troviamo su un’isola deserta non pensiamo all’orso polare o al mostro nero ma cerchiamo acqua e cibo!
L’erba del vicino è sempre più verde, avrete sentito dire tante volte questa frase ed a pensarci a volte è veramente azzeccata, in fondo il suo significato più diretto è che l’uomo non è mai contento.
Mi trovo a Londra per qualche giorno, non voglio staccare da quella che è stata casa mia per tanti anni, mi piace frequentare i luoghi che hanno caratterizzato quasi un terzo della mia vita e mi piace incontrarmi con vecchi amici e colleghi.
Sono seduto in un bar molto carino dell’elegante quartiere di Chelsea, sorseggiando un caffè lunghissimo, tipico dei bar inglesi, mi trovo a discutere di quello che faccio ora e ascolto quello che il mio ex collega mi racconta.
La sua vita è rimasta più o meno la stessa, lavora ancora nella city, guadagna molto bene ed è schiavo però dei ritmi stressanti, degli orari impossibile e della competizione assurda, insomma è il tipico banker.
Fare l’investment banker corrisponde a un certo status sociale, non sono solo i guadagni ma anche il prestigio, come può essere un importante avvocato, un luminare della medicina o un alto dirigente d’azienda; a questo si unisce la divisa del caso: l’abito su misura, le scarpe nere impeccabili, la camicia bianca con le cifre e la cravatta firmata.
Io, al contrario ero in jeans, t-shirt e maglioncino, con delle scarpe da ginnastica che per quanto modaiole di elegante non avevano neanche i lacci! In quel momento mi sono detto: “Come mi piacerebbe tornare a fare quella vita!”.
Potrei dilungarmi oltre su questo argomento ma non è l’analisi sulle mie scelte il tema di questo blog.
Salutato il collega ho fatto due passi, mentre lui è salito su un taxi nero per tornare in ufficio.
Sono sicuro che, mentre lui era sul taxi avrà pensato: “Come mi piacerebbe fare la vita di Niccolò”, in fondo io ero libero di passeggiare alle 3 del pomeriggio, di gestire la mia vita liberamente e ugualmente non avere assilli economici di nessun tipo.
Come sempre non tocco un argomento se questo non mi ha fatto ricordare a una precisa situazione al tavolo di gioco, nello specifico penso sempre ai tornei: quante volte avete giocato chiusi e accorti, per poi vedervi scoppiare gli assi ed uscire, vedendo che quel player, super aggressivo in stile Gus Hansen, si trova ad essere il chip leader al tavolo finale! Il primo pensiero è: “La prossima volta giocherò così aggressivo e loose”. Allo stesso tempo, la volta che il nostro gioco aperto e spumeggiante ci ha fatto uscire al secondo livello, vediamo quella roccia che, giocando solo le mani migliori, si trova a vincere e a portarsi a casa un mucchio di soldi! “Prometto che giocherò chiusissimo il prossimo torneo”.
Come nella vita ci troviamo a confrontarci con altre persone, stili e modi di fare diversi, non esiste una via sicura e giusta al successo e il successo stesso non è unico ma fatto di compromessi e smussature.
Come giocherò il prossimo torneo? Facile, in giacca e cravatta con le scarpe nere!
La concentrazione è una dote molto importante in qualunque campo, nel poker in particolare è fondamentale nelle sessioni lunghe o nei tornei dove la pazienza può spesso trasformarsi in noia.
La concentrazione in sé però non è sufficiente, ci vuole anche il focus, per molti i due termini possono sembrare sinonimi ma in realtà non lo sono, fare focus significa centrare la il proprio pensiero su un soggetto e quindi mirare la propria concentrazione, il risultato è una migliore visione dell’insieme.
Normalmente parto dalla storia per arrivare alla morale, questa volta ho invertito le due cose: mi trovo in autostrada, direzione Milano, partito da Piacenza percorro con tranquillità i 60km che mi separano dalla meta, la mia macchina dispone del comodo cruise control, quel simpatico marchingegno che permette di regolare una velocità e poter staccare il piede dall’acceleratore, in mancanza di traffico è un toccasana.
Imposto la velocità a 135km/h sapendo che il limite è sì dei 130 ma che i contachilometri hanno un errore (controllato grazie al navigatore), sono in corsia di sorpasso quando, passata l’uscita di Guardamiglio, un Audi A4 familiare mi si avvicina con la chiara intenzione di volermi superare, mi sposto velocemente a destra e noto il conducente, sui 45 anni, aria trafelata, che canticchia da solo con un probabile accompagnamento della radio, velocità stimata attorno ai 150km/h.
Tutto normale, però coincidenza vuole che poche centinaia di metri dopo il sorpasso ci fosse una delle varie postazioni “tutor” presenti su quel tratto dell’A1, per chi non lo sapesse il tutor misura la velocità media da un punto ad un altro e non quella rilevata in quel preciso momento, non posso quindi fare a meno di sorridere quando l’Audi A4, in concomitanza del passaggio sotto il tutor, ci pianta una frenata al limite del pericoloso!
Se io viaggio a i 150km/h per venti chilometri non è certamente una frenata alla fine che fa cambiare la media, forse un caffè in autogrill!
Noto che questo fenomeno è comune, la gente ricorda del controllo della velocità quando vede l’apparecchio ma non razionalizza il proprio comportamento, nello specifico pur essendo concentrati nella guida non hanno il focus.
Quante volte ho sentito di giocatori andare all-in con AQ dopo che un avversario, normalmente iper aggressivo, ha fatto raise dalla prima posizione ed essere chiamati da KK: certo la concentrazione ci ha fatto capire che al tavolo avevamo un player che era molto aggressivo, ma il focus su quel player ci avrebbe salvato dicendoci che normalmente dalle prime posizioni era molto chiuso…qui dovevamo frenare, non in autostrada!
Parto per Sanremo con una concentrazione che da tempo non ricordavo.
Fare bene qui è importante, molto importante. Nel poker ahimè spesso però si confonde il far bene con fare un buon risultato e su questo mi soffermerò dopo.
Scelgo di giocare il day 1b, lo scorso anno feci la scelta opposta e mi trovai al tavolo 8 professionisti stranieri e per loro ero io l’ “Italiano” quindi sono stato aggredito ad ogni mano, volevo evitare di fare la vittima sacrificale perché, per quanto non giochi come l’Italiano medio, ricevere un reraise ogni volta che si entra in un piatto può non essere piacevole!
La scelta si rivelerà solo parzialmente corretta, infatti una volta posizionatomi al tavolo ho due Italiani alla mia sinistra, uno un ottimo giocatore online e l’altro con ottimi risultati live, il primo mi preoccupava maggiormente perché dotato di maggiore aggressività; il resto del tavolo invece è per lo più francofono, 4 giocatori d’oltralpe e un canadese molto bravo, unico spot da aggredire un Italiano sulla cinquantina qualificato online.
Decido di partire giocando chiuso, entro in pochissimi piatti e li vinco senza rischiare nulla ma ecco il primo intoppo, siamo alla fine del primo livello e giro 66 da UTG, giocando con 300 bui quasi ogni possibilità è valida, dal fold, al call al raise, decido per il raise e metto 250 chips in mezzo, mi chiama l’italiano aggressivo e quello qualificato, il canadese da bottone opta per un reraise, mi attendevo una mossa simile, porta la posta a 1050 e la palla torna a me, anche in questo caso quasi ogni opzione è valida, posso chiamare nella speranza di fare set, posso passare e posso anche fare un nuovo reraise mostrando forza estrema, sapevo infatti che lui, da bottone, non doveva avere necessariamente una mano molto forte per fare un raise.
Vado per la scelta più aggressiva e metto 3 chips rosse da 1000 nel piatto, so che il canadese passerà tutto tranne QQ, KK, AA e forse AK, il giocatore online passa velocemente ma ecco quello che non mi sarei aspettato, il qualificato chiama mentre il canadese passa la sua mano marginale, con cosa un giocatore chiama prima 250 da terzo e poi chiama un re-re-raise? Mistero delle qualificazioni! Cerco di pensare ad una mano che possa chiamare ma non rilanciare e penso ad ogni coppia tra 88 e JJ e forse AK con la premessa che una giocata di questo tipo non ha alcun senso.
Il FLOP è 723 e decido di puntare 4600 su un piatto di 7000, lui ci pensa per un attimo e chiama, a questo punto escludo AK e sono convinto che abbia una coppia che difficilmente passerà su un board basso, perché lui non pensa che io possa, in teoria, avere una coppia più alta; il turn porta un secondo 7 e decido per un check che lui segue, perché nella sua logica non si sa mai che io abbia poker di 7! Il river è un bell’Asso, bingo! Se lui ha una coppia questa è l’unica carta che gli fa foldare tutto perché io ho giocato esattamente come se avessi avuto AK, quindi punto 6500, circa metà piatto, lui mi chiama subito e gira proprio AK! Ai posteri…
Sono ugualmente motivato, siamo solo al primo livello e le possibilità di tornare in gioco sono tante, così a suon di piccoli piatti inizio a macinare chips, controllo bene il tavolo che perde qualche giocatore e i nuovi arrivati sono decisamente più soft, tutti però alla mia sinistra.
Prima del secondo break di giornata riesco a tornare allo stack di partenza, anzi anche qualche chips in più, sono sereno e forte del mio gioco, si ricomincia a 150/300/25 e il francese alla mia destra, molto aggressivo, fa un raise da High Jack, due posizioni prima del bottone, da late position lui faceva sempre raise, aveva come target due giocatori deboli, io giro JdTh e decido per un reraise, ho posizione e la mia mano ha valore contro il suo range, degli 825 che lui ha messo io porto la posta a 2500, ecco però la sorpresa, un Italiano dallo SB che ha 7500 chips in totale fa call! Lui ovviamente non pensa che rimanendo con 5000 su un piatto di oltre 6000 chips non può passare…il francese ci pensa un po’ e poi chiama anche lui, ora il piatto è di circa 8000 e il flop dice: Jh5d6d l’Italiano fa check, così il francese e io punto 6000 sapendo che l’Italiano poteva benissimo aver fatto slow play con una mano molto forte, invece lui passa (sono curioso di sapere cosa potesse avere), penso che il piatto sia ormai mio ma il francese chiede un conto delle mie chips rimanenti (circa 21000) e poi dichiara l’all-in! Devo pagare 20000 per un piatto da 40000 ma cosa può avere? Una giocata così aggressiva è spesso un progetto, se anche avesse KdQd dovrei ugualmente chiamare, inoltre avendo io il Jd toglievo un out, escluderei mani come KJ e AJ che avrebbero passato preflop perché spesso molto dominate, QJ forse avrebbe solo chiamato, l’unica doppia coppia plausibile poteva essere 56, un set poteva anche essere giocato in questo modo, mi convinco che, per come aveva giocato il francese fino a quel momento, un progetto sia ampiamente più probabile e chiamo: il disgusto quando vedo J5off che ha preso una rocambolesca doppia!
Non so se sia stato peggio il call dell’Italiano per il 30% del proprio stack per poi passare al flop o un call con J5 fuori posizione, il turn porta un 9 e il river un 2 e io sono fuori; mi chiedo cosa avrebbe fatto se al posto di J56 ci fosse stato J62, pazienza.
Avessi passato quel colpo tornavo a 20,000 ma ero ancora in gioco, però, per come è la mia strategia, a quel punto del torneo avrei preferito trovarmi a 65000 e poter controllare il tavolo con la speranza di chiudere la giornata oltre le 100,000 chips piuttosto che chiudersi e aspettare un raddoppio.
Leggendo i blog mi salta all’occhio una mano senza senso: un giocatore fa un raise a 3500 da CO, il bottone chiama e il BB va all-in diretto per 220,000, gli altri passano sconcertati e lui gira AA! Risate generali per come si sciupa valore con la mano migliore, questo giocatore arriverà al tavolo finale e per molti ora è un campione.